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Prima invernale

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A grande richiesta. -----------------------------------------------  Quella volta che…   Dopo avere frequentato quasi tutte le ferrate delle Dolomiti con il mio amico Gaetano, “il silente”, volevo provare un’uscita invernale sulle nostre montagne. A tal scopo mi accodo ad una gita del CAI che si proponeva di percorrere parte del  sentiero delle 5 Cime sul Pasubio. Questo è un sentiero attrezzato che parte da Bocchetta Campiglia e, restando sul filo di cresta sopra la strada delle Gallerie, arriva al rifugio Papa. In estate è una bella gita panoramica che propone qualche corda d’acciaio e qualche scaletta, in inverno non avevo idea di che cosa avrei trovato. Attrezzato di braghe a zuava di fustagno Fila, ghette rosse e piccozza di 75 cm Camp nuova fiammante, mi presento all’ora stabilita davanti il teatro comunale. Partecipanti: Io: neofita bramoso di imparare i segreti per muoversi con sicurezza in inverno.   Carlo Restiglian, capogita: alpi...

luft?

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Stamattina mi sono fermato in un negozio di bici. Per farmi gonfiare le gomme. Io, con il mio tedesco sempre vincente: "Can you put some air in my tires? I just need you to pump them up, they are not broken." Il commesso: "Luft?" Io: "Ja, genau, nur Luft, bitte." Lui: "Geh' das nächste mal, wenn du deine Reifen aufpumpen möchtest, zu der Tankstelle um die Ecke. Dort ist eine Pumpe." Io: "Ah, va ben.."

la carnagione di un bavarese

Ad Erlangen c'era il sole. Oggi. Come tutti sanno, quando ad Erlangen c'è il sole - e non siamo in agosto - fa un freddo putrido e agnostico (nel senso che richiede una sospensione del giudizio). I meno otto gradi Celsius in bici e con venticello infido, pure coi guanti di lana di stamattina, li ho sentiti bene, anche senza giudizio. "Gnaaomo", direbbe un mio buon amico. "Vaffanculo", risponderei io. Il tutto in grande amicizia. Ci vediamo alla prossima scommessa: "petto nudo sulla neve di notte".

appunti

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Il giovane controllore italiano ha il fiato pesante che puzza di alcool, mentre spero che mi controlli in fretta il biglietto e se ne vada. La famiglia est-europea che siede nel mio scompartimento in posti prenotati - non da loro - sembra simpatica. Il figlio maggiore rivolge alla madre parole incomprensibili, quindi mi fa una domanda in tedesco. Io rispondo in inglese e il suo inglese si rivela poi molto meglio del mio. Diamo un'occhiata alle criptiche indicazioni di prenotazione sulla porta dello scompartimento e decidiamo che possono restare almeno fino a Bolzano. Tanto loro devono scendere a Innsbruck. Forse avrei dovuto parlare un po' di più e magari avremmo finito per fare quattro risate assieme. Ma avevo un libro aperto in mano e credo che, alla fine, sia andata bene a tutti così. A colazione, oggi, ho parlato con un mio buon amico e ho deciso che preferisco le colazioni agli spriz. Bolzano. La vecchia signora tedesca che ora siede al posto del ragazzo di prima ha ...

Quella volta che...

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A bordo del camper di Elidio, ripenso a com'è iniziata questa avventura. E' stato sufficiente vedere una foto della cresta dei Lyskam in una rivista per volerla percorrere. E’ cominciata così la consueta ricerca di informazioni. Questa, per me, è una parte fondamentale della gita: il riconoscere i posti e i punti particolari, letti e riletti, contribuisce a rendere più vera la gita stessa. Eccoci dunque alla volta di Gressoney la Trinitè , con il camper di Elidio, appunto. In questo modo siamo potuti partire il venerdì sera e fermarci per strada, interrompendo la botta di km che ci separavano dal punto di partenza. Parcheggiamo a pochi passi dalla funivia che ci darà una mano per i primi mille metri. E’ una bella giornata di fine luglio e cominciamo l’ascesa al rifugio Quintino Sella (3.585) in braghe corte. Nelle tre ore necessarie a raggiungere l’obbiettivo, arranchiamo sotto zaini dai quali sporgono corde, scarponi e piccozze. Il rifugio, punto di partenza anche per la sa...

Quella volta che...

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Che dire. Seconda puntata. Buona lettura! -------------------------- Come ogni alpinista che si rispetti, anch’io volevo salire il Monte Bianco. Così, radunato il solito gruppo di facinorosi, programmiamo alcune gite di preparazione per poter coronare la stagione con la prestigiosa salita. Partiamo alla volta di Chamonix in cinque. Le previsioni meteo danno tre giorni di bello, quindi possiamo fare la gita con calma. Si è deciso di salire la via normale francese perché stimata come la più fattibile, perciò: partenza da Chamonix, trenino fino al nido dell’aquila, salita al rifugio de Tête Rousse (3.167), pernottamento, salita in vetta (4.810), pernottamento al rifugio Goûter (3.817), discesa e ritorno a casa. Arrivati a Chamonix, è d’obbligo un giro alla casa delle guide per dare un’occhiata al meteo. "Merda", oggi e domani bello e poi perturbazione. Decidiamo così di anticipare i tempi e ci fiondiamo sul trenino per poter arrivare a sera al rifugio più...

Quella volta che...

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Con una mossa insolita, ma sicuro di fare cosa gradita, apro Geodisney ad un ospite. E pubblico un suo post. Con un certo orgoglio, peraltro. Buona lettura.   --------------------------------------   Non so se sia l’approccio giusto, ma le cose che potremmo avere in comune sono ancora sconosciute e quindi vorrei cominciare a scrivere qualcosa sul vostro blog raccontando qualche aneddoto/avventura che mi è capitata in montagna. Questo è un argomento che spero possa suscitare qualche interesse. Deciso che si poteva tentare la salita del Canalone Neri alla cima Tosa nel gruppo del Brenta, ho cominciato a circuire il povero Bernie, al secolo Carlo Basso (Bernie in quanto fidanzato con Bianca), decantandogli l’assoluta bellezza dell’itinerario e l’imperitura gloria che ci avrebbe donato l’impresa, omettendo che le volte che avevo visto il canalone d’estate era di un brillante verde bottiglia. Dopo un accurato studio di cartine, relazioni e informazioni raccolte ...