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Visualizzazione dei post con l'etichetta scrivere

scrivere_laparolatrincea

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Levigato come il pezzo di terra di nessuno, tra il mare e la spiaggia. Come del mare che vuol riprendersi la terra. Piano. Insistente. Un attacco per sfinimento nell'assordante rumore dell'eterna battaglia. A cavallo di una linea immobile per tutti: un logorío. Se poi un giorno dovesse finire, avrà vinto colui che pur avendo costantemente pensato di abbandonare non l'abbia mai fatto. ( ... )

scrivere_discrivere

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Ogni secondo, in un luogo preciso, accadono circa dodicimila cose. Mentre passo in bicicletta davanti ad un brutto edificio giallognolo, una coppia litiga al quarto piano. Il ragazzo che abita nella soffitta-falso-loft, ancora dorme, fresco di ubiracatura. Due uomini parlano d'affari. Uno pensa alla moglie che ha confessato di non amarlo più come un tempo. L'altro pensa a quello che mangerà per pranzo. Qualcuno aspetta un pacco postale. Il postino è di pochi attimi davanti a me. Qualcun'altro sta bevendo un caffé caldo, tiepidamente assonnato. Io pedalo e penso di scrivere. All'altro lato della strada, una bambina frena la bici e suona il campanello rosa. La madre è attenta. Una coppia, dopo la pace, sta forse facendo l'amore. Il ragazzo giallognolo del loft, la sera prima, era con la coppia che ora si rigira nel letto. L'uomo che vuole pranzare è forse il padre della bambina felice. Il caffé sarà freddo prima di essere finito e, nei prossimi minuti...

scrivere_bruttepoesie

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Se la tempesta, ora, spazzasse via tutto. Alberi, case, me stesso. Animali in strada, panchine e me stesso. Se il cielo fosse così nero da essere asfalto. Ruote di luce come veloci automobili notturne e automobili risucchiate dalla luce, nel buio. Se la violenza fosse elettricità. Il vento un esercito di barbari lanciati in battaglia. Se poi venisse la pace. Che pace sarebbe?

scrivere_dellecosechesuccedono

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The existing list delle cose già dette (e già fatte) è un foglio di carta che tengo nella mia piccola agenda nera. ... Un uomo piangeva, in un caldo giorno di luglio, con le mani strette e rosse sulla balaustra metallica del piccolo ponte. Quasi comicamente teso sul piccolo rigagnolo sporco. Gli uccelli degli alberi vicini, di tanto in tanto, cantavano. Tacevano, di tanto in tanto. L'uomo piangeva lacrime false di colpe commesse. Il sole le seccava sull'asfalto nero e, ancora, era di luglio. Le persone camminavano come camminano ogni giorno. Diritte. In strade diritte di pensieri semplici, ignorando invisibili variazioni. L'ombra delle fronde, mosse di tanto in tanto dal debole vento, inghiottiva l'uomo piangente, ignorato dalla folla in cammino. Una giovane donna, poco lontano, rise di una risata forte ed un poco sguaiata. Il cane di una vecchia signora, con le orecchie grandi e la grandezza di topo, annusò il culo del cane vicino. Grosso pa...

scrivere_damore

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La sera del poeta è la sera di tutti. Quando il sole basso ha colori di sogno e le nuvole sono le linee disegnate dalla mano di un artista che riconosco. La sera del poeta è sera di silenzio dolce. Di un'anima che si riposa in se stessa. Il vento leggero porta una pace impossibile e le scie dei voli internazionali lasciano scritte illeggibili. Nelle campagne, i piccoli passi di corsa sui pavimenti di legno rieccheggiano in un'eco gaia di amate case vuote. La sera del poeta è la sera del colore del grano. Un bicchiere di vino rosso, mezzo pieno, è posato sul tavolo della cucina. Nella sera del poeta, io aspetto te sola. Attendo seduto sulla mia brutta sedia comoda, e guardo il mondo cambiare nel suo tempo di pace. In un piccolo sorso di vino rosso, aspetto te, ma è come se tu fossi già seduta sulle mie ginocchia e, sorridendomi gentile, mi ripetessi ancora una volta quanto ti piace la sera, in quel momento perfetto di sentimenti vaghi.

scrivere_pulp

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Aveva appena cominciato a pisciare, in quel limbo di non-pensiero che, sempre, accompagna il momento. La porta del bagno accanto si chiuse di scatto, dietro ad un uomo entrato di corsa. Scorreggia tuonante in Si bemolle da due secondi e mezzo. Conclusione a trittico ritmato discendente. Puzza istantanea, di almeno due ottave piu alta. I bagni dei luoghi di lavoro come luogo di recupero di un galateo naturale ormai perduto. Il cibo indiano, alla fine letterale, é sempre quello che puzza di più. Quantomeno riferito agli standard occidentali. In Europa, i tedeschi regnano sovrani.

scrivere_3

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Muore nel sonno calmo la bestia che abita nello zoo. Muore sazia, lasciandosi alle spalle un mondo piccolo, con un sorriso ebete. L'uomo che pulisce lo zoo, quando la trova, ha un cuore triste. Ma triste per se stesso. Si piange sempre per chi rimane, quando un buon amico se ne va. L'urlo a cui offriva piccole speranze quotidiane non esiste più, nemmeno in potenza. Nemmeno la grossa bestia ce l'ha fatta. Inesistente dignità nel non poter morire di fame. O di crepacuore. Al tempo in cui l'uomo era stato assunto, la bestia si trovava già al suo posto. Forse aveva dei ricordi, la bestia. Forse li aveva l'uomo. Si dice che gli animali, almeno certi animali, non abbiano memoria a breve termine. Ricordano solo fatti remoti. Sensazioni profondamente registrate. Imprinting. Un dimenticarsi giorno per giorno di essere in carcere. E di avere la pancia piena. L'uomo che spazza per terra pensa solo a se stesso, guardando la bestia, ora eternamente...

scrivere_2

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Nel medioevo, i contadini del piccolo villaggio tedesco potevano vedere il castello del feudatario dovunque si trovassero. Il castello elevato sul colle, a sovrastare. Il castello così vicino, anche. La notte, illuminato di fuoco. Nel loro dovunque, per tutta la vita, tra il mercato e i campi. Con la schiena curva e il volto sudato sotto il sole del mezzogiorno o nella sera fresca tra l'incomprensibile odore di urina, la vita entra un momento, attraverso un pensiero veloce.  Un pensiero così è sempre di paura. Lo sguardo scatta in alto, di riflesso, come un orologio già antico da sempre. In fondo vogliamo solo sentirci al sicuro. Non importa poi se il mondo non ci appartiene. Siamo sempre e comunque poveri piccoli contadini del feudo. (Gößweinstein, Fränkischen Schweiz)

scrivere_1

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Il sentire dimenticato non ha valore: è canzone cantilenata in due frasi del ritornello, che, solo, suonano bene. E poi, cosa?  Una prigionia senza processo e senza sentenza; con l'unica preoccupazione della regolarità dei pasti.  E si muore in silenzio, passato da poco il mezzogiorno, in "un forte rumore di niente". Muore piano l'uomo che non ha sentire. Più piano ancora, quello che non ha memoria. E pago il pane dieci centesimi il pezzo, al supermercato. A volte mi siedo sul pavimento di casa, per riprendere la prospettiva.