Baustelle: una canzone nata contro il panico

Una canzone nata contro il panico.
Un esorcismo, un tocco di voodoo.

È un peccato. Un grandissimo peccato, perché il gruppo italiano che più di ogni altro impregna
i propri dischi di cura, dedizione, poesia e significato non sa fare altrettando con i concerti.

Fottere tutto e naufragare,
mettere gli stivali e farli andare.
Correre per non arrivare,
amare il rogo amare il suo bruciare.


Scrivono versi da restarci secchi, intrecciano decine di suoni diversi ognuno perfettamente al proprio posto, registrano un gioiellino dietro l'altro e pùm!, si perdono nei concerti con arrangiamenti pesantissimi ad affossare strepitose canzonette. Esci soddisfatto e con sensazioni positive giusto perché le canzonette sono strepitose, ma l'esecuzione è indiscutibilmente mediocre.

Sopra il palco illuminato o nel deserto
mettersi a cantare.
"Che cosa?" "Un inno rock and roll à la Lee Hazlewood.
"

Elisa, pensaci tu. Tu che invece fai album inconsistenti e concerti sublimi, va' da loro e spiega a Francesco, Rachele e Claudio come si suona dal vivo. A Francesco come si canta e a tutti come si fanno i suoni. Portati Monsieur, portati Max, portati i fonici, portati chi vuoi. Ma fallo, ti prego.

"Che cosa?" "Indovina."
Una canzone country contro il panico.
"C'mon, let's go!"

Commenti

Francesco ha detto…
dai, stanno migliorando...appena visti a napoli. sul finale perdono colpi... cresceranno.

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