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Quella volta che...

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A bordo del camper di Elidio, ripenso a com'è iniziata questa avventura. E' stato sufficiente vedere una foto della cresta dei Lyskam in una rivista per volerla percorrere. E’ cominciata così la consueta ricerca di informazioni. Questa, per me, è una parte fondamentale della gita: il riconoscere i posti e i punti particolari, letti e riletti, contribuisce a rendere più vera la gita stessa. Eccoci dunque alla volta di Gressoney la Trinitè , con il camper di Elidio, appunto. In questo modo siamo potuti partire il venerdì sera e fermarci per strada, interrompendo la botta di km che ci separavano dal punto di partenza. Parcheggiamo a pochi passi dalla funivia che ci darà una mano per i primi mille metri. E’ una bella giornata di fine luglio e cominciamo l’ascesa al rifugio Quintino Sella (3.585) in braghe corte. Nelle tre ore necessarie a raggiungere l’obbiettivo, arranchiamo sotto zaini dai quali sporgono corde, scarponi e piccozze. Il rifugio, punto di partenza anche per la sa...

Quella volta che...

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Che dire. Seconda puntata. Buona lettura! -------------------------- Come ogni alpinista che si rispetti, anch’io volevo salire il Monte Bianco. Così, radunato il solito gruppo di facinorosi, programmiamo alcune gite di preparazione per poter coronare la stagione con la prestigiosa salita. Partiamo alla volta di Chamonix in cinque. Le previsioni meteo danno tre giorni di bello, quindi possiamo fare la gita con calma. Si è deciso di salire la via normale francese perché stimata come la più fattibile, perciò: partenza da Chamonix, trenino fino al nido dell’aquila, salita al rifugio de Tête Rousse (3.167), pernottamento, salita in vetta (4.810), pernottamento al rifugio Goûter (3.817), discesa e ritorno a casa. Arrivati a Chamonix, è d’obbligo un giro alla casa delle guide per dare un’occhiata al meteo. "Merda", oggi e domani bello e poi perturbazione. Decidiamo così di anticipare i tempi e ci fiondiamo sul trenino per poter arrivare a sera al rifugio più...

Quella volta che...

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Con una mossa insolita, ma sicuro di fare cosa gradita, apro Geodisney ad un ospite. E pubblico un suo post. Con un certo orgoglio, peraltro. Buona lettura.   --------------------------------------   Non so se sia l’approccio giusto, ma le cose che potremmo avere in comune sono ancora sconosciute e quindi vorrei cominciare a scrivere qualcosa sul vostro blog raccontando qualche aneddoto/avventura che mi è capitata in montagna. Questo è un argomento che spero possa suscitare qualche interesse. Deciso che si poteva tentare la salita del Canalone Neri alla cima Tosa nel gruppo del Brenta, ho cominciato a circuire il povero Bernie, al secolo Carlo Basso (Bernie in quanto fidanzato con Bianca), decantandogli l’assoluta bellezza dell’itinerario e l’imperitura gloria che ci avrebbe donato l’impresa, omettendo che le volte che avevo visto il canalone d’estate era di un brillante verde bottiglia. Dopo un accurato studio di cartine, relazioni e informazioni raccolte ...

Volvo City Safety: serve?

Buongiorno a tutti, torna a grande richiesta (...) la rubrica Tecnica Automobilistica. Questa volta vi parlo dell'ultimo ritrovato per la sicurezza. E in fatto di sicurezza Volvo ha sempre fatto la parte del leone! Da pochi mesi ha infatti introdotto un nuovo sistema denominato "City Safety". Si tratta di un sistema in grado di prevenire impatti a bassa velocità (sotto i 30 km/h) tipici della guida in città, quando ci si trova in coda, ad esempio. Il sistema è di per sè abbastanza semplice: un emettitore ricevitore laser è posizionato nella zona dello specchietto retrovisore del parabrezza e tramite la riflessione del laser su oggetti riflettenti è in grado di calcolare la distanza dell'auto dall'oggetto in questione (automobile, guardrail, ostacolo generico). Non è tuttavia in grado di funzionare con "oggetti" particolari come pedoni e animali. Il range di funzionamento è di 6-8 metri; se un oggetto si trova in traiettoria e il conducente non se ne acco...

la parola condizione

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  Ho un'inquietudine distruttiva che oggi mi tormenta, ma magari è solo invidia verso il forte vento di fuori, che se ne corre dove vuole. Per la strada volano foglie e rami. Forse qualche segnale stradale, mal bilanciato, è caduto di lato con un suono rimbombante. D'impulso vorrei gettare il computer dalla finestra - guardarlo o no precipitare - non importa. Infilare il cappotto e mettere i guanti: mi vedo camminare fuori, con il bavero alzato. E vado dritto. Sempre dritto. Le foglie che vedevo svolazzare dalla grande finestra del secondo piano, ora mi seguono come piccoli cuccioli addomesticati. Mi superano per poi fermarsi ad aspettare. Io ho la bocca completamente infilata nel colletto ed il naso scoperto per metà. Gli occhi socchiusi dalla polvere, mentre l'animo percepisce odore di fumo, come libertà che brucia. Infilo le mani in tasca per scaldare le dita, ma il cuore è già caldo. Chiudo gli occhi e li riapro. Lo faccio di nuovo. Stavolta, però, il com...

l'importanza di chiamarsi Joseph

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Ieri sera, mentre tornavo dal lavoro, pedalando verso casa, mi è venuta un'idea assolutamente ottima per un nuovo post. Poi però me la son dimenticata. Cazzo. Comunque volevo dire che secondo me le convenzioni sociali sono sopravvalutate. Perché ad esempio non dovrebbe sembrarmi normale fermare la bici per chiacchierare dieci minuti con il tizio che sta sempre seduto davanti al McDonalds in Hugenottenplatz la mattina alle nove?  Quello con il mini sgabello da campeggio, la barba come Massimo Cacciari, il berretto da montagna in mano e un piccolo cane col gilet di piumino. A parte il fatto che probabilmente parla solo tedesco, intendo. All'apparenza sembra una personalità interessante. Me lo immagino che fa il malgaro vicino a Lindau, dieci anni fa, e che si chiama Joseph o Karl-Heinz. Produce formaggio mediocre, parla poco e solo con le bestie e bestemmia quando le mucche scappano troppo lontano. Ha pochissime spese, dei soldi sotto il materasso, tre libri in ...

dunk!

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Mi ricordo in particolare di una partita contro Garcia Moreno, la squadra di Arzignano. Doveva trattarsi di coppa Veneto, perché a quei tempi il Garcia Moreno (che nome insulso!) militava in C2 e noi, al massimo, in serie D. E c'era questo giocatore rosso e particolarmente fastidioso. Fisicamente mi surclassava ed era pure di quelli che continuano a parlare a vanvera durante tutta la partita. Fastidioso comunque oltre a questo, intendo. Mi ricordo che stavo giocando - cosa non rara - una partita mediocremente di merda, ma che, ad un certo punto, durante un'azione difensiva concitata, ho rubato la palla al rosso e sono andato in contropiede, da solo. E mi ricordo chiaramente che in quel momento dalla panchina, un mio compagno di squadra - che chiamerò simpaticamente 'ilgrandezen' - ha urlato il mio nome. Il tutto succedeva mentre stavo correndo verso il canestro con il rosso ansante che mi seguiva fastidioso. Il tutto molto rapido. E poi 'ilgrandezen...