l'importanza di chiamarsi Joseph
Ieri sera, mentre tornavo dal lavoro, pedalando verso casa, mi è venuta un'idea assolutamente ottima per un nuovo post. Poi però me la son dimenticata. Cazzo.
Comunque volevo dire che secondo me le convenzioni sociali sono sopravvalutate. Perché ad esempio non dovrebbe sembrarmi normale fermare la bici per chiacchierare dieci minuti con il tizio che sta sempre seduto davanti al McDonalds in Hugenottenplatz la mattina alle nove? Quello con il mini sgabello da campeggio, la barba come Massimo Cacciari, il berretto da montagna in mano e un piccolo cane col gilet di piumino.
A parte il fatto che probabilmente parla solo tedesco, intendo.
All'apparenza sembra una personalità interessante.
Me lo immagino che fa il malgaro vicino a Lindau, dieci anni fa, e che si chiama Joseph o Karl-Heinz. Produce formaggio mediocre, parla poco e solo con le bestie e bestemmia quando le mucche scappano troppo lontano. Ha pochissime spese, dei soldi sotto il materasso, tre libri in tutto e si alza ogni giorno alle 4.57 del mattino. Io me lo immagino facilmente che tira giù una madonna sassone subito dopo colazione (presumendo che quelli di Lindau - o che Karl-Heinz stesso - odino i sassoni per qualche motivo a me ignoto). E poi ad un certo punto si stanca di stare da solo e parlare con gli animali. Si prende una donna che dopo due mesi comincia a prendere a calci sui femori per sfogare la sua mancanza di autostima. Lei ovviamente ad un certo punto poi scappa coi soldi. Joseph, caduto in depressione smette di lavorare e si dà alla birra forte e la mischia con la vodka Smirnov. Presto perde tutti i suoi averi e gli pignorano la malga. Per anni che ora non riesce a ricordare chiaramente, vaga per tutta la Germania del sud cercando un buon motivo per farla finita. Karl-Heinz è talmente ubriaco che si è fatto tatuare una carta orografica della Bosnia-Erzegovina sulla coscia sinistra (cit.), ha il fegato come un baobab ed è seduto scomposto sul bordo di un marciapiede. Sguardo a terra.
Poi l'incontro che gli cambia la vita. L'incontro con un bambino di 7 anni. Biondo (guardacaso). Il bambino sta giocando per strada, ma per un momento sfugge all'attenzione dei genitori. Si avvicina all'uomo del marciapiede e gli sputa su una caviglia. Joseph rileva la sensazione di improvvisa umidità e ossera la saliva bianca del bambino che gli cola lentamente dentro la scarpa. E capisce.
Ora Karl(-Heinz) non beve più. Si è comprato un cane e lo veste ogni mattina con un gilet nero di piumino, per proteggerlo dal freddo. Si siede allo stesso posto, giorno dopo giorno, davanti al McDonalds, perchè considera l'odore di grasso fritto alla stregua di una pia espiazione. Una specie di "Rhyme of the ancient mariner 2.0", insomma. Joseph chiede la carità perchè non ha nulla, ma ogni singolo minuto muore dalla voglia di raccontare a qualcuno la sua storia. La sola parola che la gente lo sente dire, però, è "danke". Una parola sempre più a pagamento.
Domani magari mi fermerò dieci minuti con lui. O magari invece mi verrà un'altra ottima idea.

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