Prima invernale
A grande richiesta.
-----------------------------------------------
Quella volta che…
Dopo avere frequentato quasi tutte le ferrate delle Dolomiti con il mio amico Gaetano, “il silente”, volevo provare un’uscita invernale sulle nostre montagne.
A tal scopo mi accodo ad una gita del CAI che si proponeva di percorrere parte del sentiero delle 5 Cime sul Pasubio. Questo è un sentiero attrezzato che parte da Bocchetta Campiglia e, restando sul filo di cresta sopra la strada delle Gallerie, arriva al rifugio Papa.
In estate è una bella gita panoramica che propone qualche corda d’acciaio e qualche scaletta, in inverno non avevo idea di che cosa avrei trovato. Attrezzato di braghe a zuava di fustagno Fila, ghette rosse e piccozza di 75 cm Camp nuova fiammante, mi presento all’ora stabilita davanti il teatro comunale.
A tal scopo mi accodo ad una gita del CAI che si proponeva di percorrere parte del sentiero delle 5 Cime sul Pasubio. Questo è un sentiero attrezzato che parte da Bocchetta Campiglia e, restando sul filo di cresta sopra la strada delle Gallerie, arriva al rifugio Papa.
In estate è una bella gita panoramica che propone qualche corda d’acciaio e qualche scaletta, in inverno non avevo idea di che cosa avrei trovato. Attrezzato di braghe a zuava di fustagno Fila, ghette rosse e piccozza di 75 cm Camp nuova fiammante, mi presento all’ora stabilita davanti il teatro comunale.
Partecipanti:
Io:
neofita bramoso di imparare i segreti per muoversi con sicurezza in inverno.
neofita bramoso di imparare i segreti per muoversi con sicurezza in inverno.
Carlo Restiglian, capogita:
alpinista della prima ora (partiva in bici da Thiene per andare in montagna) e grande conoscitore delle Piccole Dolomiti e delle montagne limitrofe. E' il tipo che se gli chiedi: “che montagna xea quea là Carlo?” ti risponde senza indugio elencando per nome anche tutte le cime intorno. Uomo di grande esperienza. Una volta mi confessò che aveva ricevuto in regalo un imbrago ma, di non averlo mai usato, perché lo riteneva di scarsa utilità.
alpinista della prima ora (partiva in bici da Thiene per andare in montagna) e grande conoscitore delle Piccole Dolomiti e delle montagne limitrofe. E' il tipo che se gli chiedi: “che montagna xea quea là Carlo?” ti risponde senza indugio elencando per nome anche tutte le cime intorno. Uomo di grande esperienza. Una volta mi confessò che aveva ricevuto in regalo un imbrago ma, di non averlo mai usato, perché lo riteneva di scarsa utilità.
Berti:
Roccioso personaggio,del quale non ricordo il nome, che dopo avere frequentato tutte le Alpi, si è stancato di camminare e si è dato alle immersioni. Non l’ho più visto.
Radames:
questo ragazzone merita qualche riga. Era un grande appassionato di montagna e per molti anni è stato accompagnatore di alpinismo giovanile. Grande passione ma… scarsa attitudine. Poco o niente coordinato, era sempre in lotta con i vari laccetti che sono a corredo di guanti, occhiali, zaino, piccozze, ecc. Per anni, quando mi trovavo incasinato con corde e cordini ho detto “me par de essere Radames”. Forte come un toro, vorace come un caimano, lento come un bradipo, ma simpatico come sanno esserlo le persone semplici. La sua presenza era garanzia di ritardo. Morto di cancro da qualche anno, lo ricordo con grande simpatia.
Bene. Lasciamo la macchina a Ponte Verde e ci incamminiamo lungo la strada che porta al passo Xomo, fino ad incontrare la Val Camossara, ripido pendio che ci porterà fino al sentiero di cresta.
Vado avanti io, desideroso di mostrare la mia buona volontà. C’è una trentina di cm di neve e bisogna “battere la traccia”. La mia lunga piccozza si rivela ben presto una rottura di scatole: la devo piantare davanti a me per avere qualche giovamento, il che comporta doverla alzare all’altezza del naso. Comunque,
avanzo stoicamente. Da non credere, lungo la Val Camossara, avvistiamo un camoscio. A tre quarti di salita, sosta per bere. Carlo estrae da un sacchettino una sostanza granulosa bianca, ne prende un po’ e se la ficca in bocca cominciando subito dopo a “fare i sforsi” (non mi viene in italiano). Aveva ingoiato del sale grosso, per reintegrare quello che aveva perso sudando!!!
Arriviamo sulla cresta. C’è meno neve e procedendo con attenzione e assicurandosi ai cavi d’acciaio con cordini e moschettoni avanziamo verso il Papa. Sicuramente, questa montagna d’inverno guadagna un centinaio di punti; tanto è brulla e spoglia d’estate, tanto è affascinante nella uniformità della neve d’inverno.
Come ho premesso, la presenza di Radames comporta un po’ di ritardo sulla tabella di marcia. Si decide quindi di evitare Cima dell’Osservatorio e di aggirarla sul fianco esposto a nord. Dopo un centinaio di metri la neve ci arriva fino al cavallo dei pantaloni. Merda!!
Il roccioso Berti prende in mano la situazione e con la capacità di penetrazione di una ruspa, si fa strada nella neve alta. Un po’ camminando e un po’ a nuoto, arriviamo infine davanti al Rifugio Papa. Sosta per mangiare. Fa un freddo becco, appoggio la mano protetta da un guanto da sci di pelle sulla barriera di protezione in ferro e, quando la tolgo, la parte del palmo resta attaccata al tubo. Cazzo… freddo eh.
Bon, scendiamo che è tardi. Prendiamo la via del Boale d’Inverno, un canalone proprio sotto al Papa che finisce sopra un masso alto un paio di metri sul sentiero della Val Canale. Ormai all’imbrunire, ci fermiamo sopra al masso per decidere come affrontarlo: ai lati la roccia è ricoperta di ghiaccio e chiaramente non abbiamo una corda. Non si può scendere, che fare? Resto in attesa del parere degli esperti che, dopo un breve conciliabolo, mi dicono “Salta xò”.
“Prego?” “Salta xò che tanto ghe xe un mucio de neve e no te te fé gnente”.
Ora, chi sono io, povero adepto, per sollevare anche solo l’ombra di un dubbio sulla possibilità che sotto tutta sta neve non ci sia uno spuntone di roccia sul quale fratturarsi una gamba? Tant’è, faccio un atto di fede e salto.
Fortunatamente avevo lo zaino sulle spalle ad impedirmi di immergermi completamente: la neve è veramente tanta. In qualche modo risalgo in superficie e mi sposto di lato ad aspettare gli altri. Uno dopo l’altro, i miei compagni si piantano e si estraggono dal mucchio di neve. Siamo tutti bagnati come pulcini; scendiamo prima di diventare duri.
Arriviamo all’auto con il buio, ovviamente non ho niente per cambiarmi e le mie braghe di fustagno, prima rigide per il freddo, al tepore della macchina si "smollano", avvolgendomi in un umido e ruvido abbraccio. “Se no me cavo xò in pressa, me rosego anche le bale”. Arrivo, infine, a casa dove vengo anche redarguito perché ho fatto tardi. Doccia calda abiti asciutti e ricerca informazioni per iscrivermi ad un corso che potesse darmi le conoscenze fondamentali per andare in montagna in sicurezza, sia in roccia che su ghiaccio.
Manrico

Commenti
I've read this post and if I could I wish to suggest you few interesting things or advice. Maybe you could write next articles referring to this article. I wish to read even more things about it!
Also visit my page ... job search
Also see my web site > job search
This post actually made my day. You can not imagine
just how much time I had spent for this info!
Thanks!
Here is my site :: Spor
I have a blog based upon on the same information you discuss and would love to
have you share some stories/information. I know my viewers would value your work.
If you're even remotely interested, feel free to send me an email.
my web site: http://www.teenpornsexpussy.com/hot-milf-rui-horie-with-three-throbbing-dicks
Review my weblog; www.teenpornpost.com